Il deserto dipinto a sabbia
Più lontano al Sud si è, meno civilizzazione stradale si nota. Scompaiono i cigli della strada e ben visibili linee che separano le corsie. La Libia benestante comincia a cedere il campo ad un sabbioso luogo deserto.
Uno spazio incredibile mozza il fiato. Mai nella vita i ciclisti hanno visto un orizzonte così esteso. Il paesaggio rassomiglia il Pianeta Rosso. I partecipanti della spedizione alle tracce di Kazimierz Nowak vanno attraverso il massiccio montano Gebel Nafusa che si estende a forma dell’arco fino a Tunisia. Il suo punto più alto – 837 m s.l.m. I ciclisti conquistano – 788 m s.l.m.
Tira un vento diabolico. A momenti è così forte che è difficile tenere la direzione di andata. Da queste parti, altri ciclisti non si vedono. Gli autisti di camion correnti a velocità pericolosa digrignano i denti a vista degli strani forestieri di Pologna. I passeggeri di macchine mirano ai ciclisti con gli obiettivi fotografici.
Tra le rovine della città berbera – Yafran – i ciclisti notano una piccola e rugginosa bici con… due manubri – la prova che tempo fa c’era nella città la vita e anzì qualcuno che andava a due ruote.
Le condizioni severe – notti passate sulla sabbia secca e screpolata – vengono smussate dagli indigeni da un’indole simpatica. Tra di loro – un sudanese – guardiano di una delle oasi, che viene di corsa all’asino con una piccola capra – la cena per i polacchi.
”Quando la sera s’avvicina, accendo un allegro fuoco di pruni che manda un dolce odore” – i polacchi leggono ad alta voce una lettera di Nowak a sua moglie e mostrando sue numerose foto cercano di ”convertire alla religione di Nowak” Amid – autista del pickup e Fadel – partecipante libico di questa tappa.
Fadel comincia ad abituarsi a tutto pian piano. Il 11 novembre – c’è da festeggiare. Alla vigilia del suo compleanno Fadel copre tutta la distanza del giorno.
- Libia ci sorprende molto. La gente qui è simpaticcissima. Molto ospitale e d’aiuto. Dal punto di vista della civilizzazione i libici sono molto più vicini agli europei che agli altri abitanti del continente africano. Paradossalmente sembra che il socialismo ed il kaddafismo abbiano fatto del bene a Libia – almeno sullo sfondo degli altri paesi africani – nota il partecipante della spedizione Piotr Sudoł. Attraversiamo successive località con strade ben curate, gente ordinata e negozi ben forniti.
Le città sorprendono dell’agiatezza e il deserto dei paessaggi. A momenti il deserto rassomiglia Australia con sabbia chiassosa e cespuglietti verdi , a momenti sembra essere la prateria del western. Sempre più spesso il vento scolpisce la sabbia formandone le file delle onde inquiete.
Il venerdi i ciclisti percorrono 140 chilometri e raggiungono Sinawan. Sette ore sfibranti a biciclette che insieme con le borse pesano 50 chili.
Luuuunghe discese e ancora più lunghe salite. I ciclisti se la cavano andando a forma di ventaglio come i corridori. Più lontano al Sud si è, meno civilizzazione stradale si nota. Scompaiono i cigli della strada e ben visibili linee che separano le corsie.
Il deserto dispone di tutti i mezzi possibili di togliersi dai piedi degli ospiti inopportuni. A modello di Nowak, cioè con umiltà e ponderazione, si muovono verso Gadames – città conosciuta come il cosiddetto ”Portone del Sahara”.
- È una meravigliosa oasi al deserto che conta 30 mila di abitanti – dice Piotr Sudoł due giorni dopo esserci arrivato. – La città pullala di edifici simili a quelli di ”Le mille e una notte”, uno messo strettamente ad’altro, nei colori stupendi. Sto seduto accanto ad una sorgente nella città, in fronte di me una palma – un panorama idilliaco.
Intorno ai polacchi passeggiano i tuareg dalle facce serie. A prima vista sembrano chiusi in sé però nei contatti più stretti si rivelano estremamente amichevoli.
Una tavoletta successiva viene appesa nell’ostello della gioventù del posto in presenza dei nobili anziani. Qualche decina dei signori serii, molto impressionati dalle foto di Nowak che stava lì tempo fa.
È tempo di salutare i tuareg gadamesi. La carovana di biciclette va avanti al Sud, 10 giorni attraverso un deserto infinito.